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(tratto da IL MONDO DOMANI , 2000)
di Nora Godwin
UNICEF New York
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Come cambia l'Educazione allo
Sviluppo nello scenario contemporaneo: la globalizzazione dell'economia solleva
l'esigenza di un approccio globale che unisca, in un unico scenario, il Nord e
il Sud: bilanci e prospettive di un progetto educativo.
Prendiamo in considerazione, in primo luogo, il tipo di mondo nel quale i
giovani si trovano oggi, in qualunque parte essi vivano. Non è un mondo di
ottimismo: è iniquamente diviso tra ricchi e poveri, sia all'interno che tra
paesi diversi; dove la violenza sta sempre più diventando una dimensione
abituale nella vita di popoli e nazioni; dove le differenze tra popoli e gruppi
etnici vengono viste come minacciose piuttosto che arricchenti; dove
etnocentrismo, xenofobia, razzismo, sessismo e altre "filosofie dell'odio"
permangono; dove l'ingiustizia abbonda (l'ingiustizia della violazione dei
diritti umani - compresi quelli dei bambini - e l'ingiustizia della povertà,
della malnutrizione, della cattiva salute e dell'ineguale distribuzione delle
risorse); dove l'ambiente naturale (l'eredità della generazione precedente) è
minacciato dall'inquinamento e dall'abuso delle risorse naturali. In breve si
tratta di un mondo che offre a tanti dei nostri bambini ben poche speranze di
una vita pacifica, sana e comoda, a meno che le situazioni attuali non vengano
modificate e le tendenze in atto capovolte.
Un quadro da giorno del giudizio. Un quadro che nessuno vorrebbe
prospettare in tutta la sua tragicità ai nostri giovani. Ma davvero c'è motivo
di non avere alcuna speranza? Abbiamo visto di recente come talvolta, anche in
situazioni estreme, se la pubblica opinione è favorevole e se le persone hanno
voglia di coinvolgersi personalmente, le situazioni possono cambiare e quelli
che sembravano trend irreversibili rovesciarsi.
Perché questo accada, occorre che gli argomenti politici dello sviluppo
sostenibile, della pace, della giustizia, dei diritti umani e dell'ambiente
vengano inseriti nelle agende dei politici, sia a livello nazionale che
internazionale. Ogni nazione ha bisogno di creare una costituente, per trattare
queste questioni. Ciò esige che il pubblico sia non solo informato sulle
tematiche dello sviluppo, della giustizia e dell'ambiente, ma che sia anche
empatico a livello personale con le persone che soffrono per gli effetti
negativi del sottosviluppo, delle ingiustizie sociali e del degrado ambientale.
Ma le premesse si spingono ancora più lontano: le persone devono essere disposte
a farsi coinvolgere e ad agire nelle loro comunità, nel loro paese e nel mondo:
in breve, persone che, nel vero senso del termine, sono cittadini globali.
Ma non accade che queste qualità e attributi semplicemente esistano. Sempre
di più si fa strada l'idea che questo tipo di cittadinanza globale sia qualcosa
che deve essere appreso, qualcosa che comprende conoscenza, speciali capacità e
attitudini, che tutte insieme possono mettere in grado l'individuo di
coinvolgersi a livello globale. E' pertanto vitale che i giovani ovunque, nel
Sud come nel Nord, vengano esposti a un tipo di educazione che conferisca loro
questa conoscenza, queste capacità e queste attitudini e che questo tipo di
educazione venga vista come una componente basilare e necessaria di qualunque
esperienza educativa dei giovani, sia essa formale che non formale. Invero, la
Dichiarazione che uscì dalla Conferenza Mondiale sull'Educazione per Tutti,
enfatizza come componente basilare di qualunque sistema educativo che "gli
individui siano messi in grado di… perseguire la causa della giustizia sociale e
della protezione ambientale, di essere tolleranti nei confronti dei sistemi
sociali, politici e religiosi diversi dal proprio, garantendo che la bandiera
dei valori e i diritti umani comunemente accettati venga sempre tenuta alta, e
di lavorare per la pace e la solidarietà internazionali in un mondo
interdipendente".
Il tipo di educazione che ho descritto si chiama, in ambito UNICEF,
Educazione allo Sviluppo: il termine si riferisce a tutte le attività
dell'UNICEF che promuovono lo sviluppo, tra i bambini e i giovani, del valore
della solidarietà, e forniscono loro le conoscenze e le abilità necessarie per
determinare un cambiamento nelle loro vite e nelle loro comunità, sia localmente
che globalmente.
E' chiaro che l'Educazione allo Sviluppo appare, in questa accezione,
necessaria per tutti i giovani, nel Nord industrializzato come nel Sud. Sebbene
il contesto sia necessariamente diverso, i problemi di ciascuna comunità sono
sfortunatamente generali: odio tra gruppi, atteggiamenti egoistici, gap sempre
maggiore tra ricchi e poveri, disuguaglianze di genere e razziali, ingiustizie
sociali, degrado ambientale. I problemi sono globali, per cui anche le soluzioni
devono esserlo. Ma l'azione deve essere locale.
Le origini dell'Educazione allo Sviluppo
Le origini dell'Educazione allo Sviluppo possono essere fatte risalire a due
fonti. Per esattezza l'una derivante dai paesi industrializzati, la seconda da
quelli in via di sviluppo, rispettivamente:
Da questi due movimenti è
nata l'Educazione allo Sviluppo che combina l'interesse per gli argomenti
generali e l'enfasi sull'interdipendenza con la convinzione che, perché le cose
cambino, la gente deve acquisire le capacità e le conoscenze e sviluppare le
attitudini in modo da coinvolgersi personalmente nei processi di cambiamento e
di sviluppo.
Che cos'è l'Educazione allo Sviluppo?
L'Educazione allo Sviluppo non è una materia scolastica specifica. Nonostante
affronti gli argomenti sovracitati ciò che la identifica come Educazione allo
Sviluppo è il modo in cui questi argomenti vengono avvicinati dall'insegnante
facilitatore e il modo in cui vengono studiati o esplorati dal discente. In
altre parole, l'Educazione allo Sviluppo fornisce un particolare angolo visuale
sull'informazione e la conoscenza e un particolare processo di apprendimento
(interattivo e sperimentale).
Nello specifico, si possono identificare due componenti principali
dell'Educazione allo Sviluppo: da un lato i cinque concetti base che dovrebbero
essere il presupposto di qualunque contenuto proposto; dall'altro uno specifico
iter per l'apprendimento che dovrebbe fornire le modalità attraverso cui il
contenuto viene insegnato e appreso. I concetti sono i seguenti:
Interdipendenza
Imparare che tutto nel mondo fa parte di un sistema interconnesso e
delicatamente bilanciato; comprendere che qualunque argomento deve essere visto
come tassello di un'ampia serie di fattori; essere capaci di mettere in
relazione l'azione locale con il più vasto contesto globale.
Immagini e percezioni
Esplorare altri modi di vita, sia nel proprio che in altri paesi, è giungere a
vedere la diversità come un arricchimento piuttosto che come una minaccia;
convincersi che la propria visione del mondo non è necessariamente l'unica;
imparare a riconoscere e a diventare sensibili agli stereotipi e agli
atteggiamenti etnocentrici.
Giustizia sociale
Familiarizzarsi con i principi dei diritti umani e le modalità attraverso cui
questi possono essere negati o promossi, attraverso strumenti economici, sociali
e politici; applicarli alla propria vita e alle azioni da intraprendere
nell'ambito della propria comunità.
Conflitti e risoluzione dei conflitti
Giungere a una piena comprensione delle origini, delle manifestazioni e delle
cause del conflitto: arrivare a comprendere che il conflitto fa parte in se
stesso del concetto di cambiamento e di sviluppo e che ci sono molti modi per
risolverlo, di cui la violenza è solo uno; imparare l'arte della risoluzione dei
conflitti e di come si può lavorare per la pace a tutti i livelli.
Il cambiamento e il futuro
Capire che, proprio come le azioni intraprese nel passato hanno influenzato la
situazione attuale, le azioni e le decisioni prese oggi influenzeranno il
futuro; imparare come prevedere diversi scenari futuri.
Il processo di apprendimento dell'Educazione allo Sviluppo conduce
il discente attraverso un processo a tre fasi.
Nella fase esplorativa, i discenti vengono coinvolti
nell'acquisizione, interpretazione e analisi dell'informazione su un determinato
argomento.
Questi processi, inizialmente cognitivi, formano le basi per la fase di
risposta, in cui gli alunni elaborano una reazione personale nei confronti
del materiale studiato. Essi si familiarizzano con una serie di opinioni su un
argomento, si formano un'idea personale e la applicano alla loro esperienza: un
aspetto centrale di questa fase è la consapevolezza della dimensione umana
dell'argomento e lo sviluppo di un atteggiamento empatico; nonché la nascita di
un senso di coinvolgimento e di impegno.
La fase dell'azione discende naturalmente dalla formazione di questa
risposta personale: gli alunni esplorano le eventuali soluzioni concrete in
risposta all'argomento analizzato; è importante che a questo punto i discenti
operino decisioni consapevoli rispetto alle modalità pratiche per effettuare il
cambiamento; vengono loro fornite opportunità reali per coinvolgersi
adeguatamente: si tratta non solo dello sbocco logico del processo di
apprendimento, ma di un modo significativo per rafforzare nuove conoscenze,
abilità e attitudini.
Fare Educazione allo Sviluppo
Perché, ci si potrebbe chiedere, un'impostazione così ampia? Perché l'Educazione
allo Sviluppo non fa semplicemente la lista di alcuni argomenti da studiare e
lascia questa libertà di impostazione?
Le ragioni di ciò sono molteplici: la più importante è di gran lunga la
flessibilità. L'Educazione allo Sviluppo è stata ideata dall'UNICEF per essere
applicata globalmente. Il che significa che essa deve essere tale da potersi
adattare a un'ampia serie di contesti, paesi e culture diversi, sistemi e
bisogni educativi differenti. I concetti e il processo di apprendimento sono, se
volete, una base sulla quale insegnanti, educatori, membri di associazioni
giovanili, ecc. possono costruire il loro contenuto, a partire da bisogni e
contesti specifici.
Un'altra correlata ragione per l'ampiezza dell'Educazione allo Sviluppo è
molto pratica. La maggior parte dei curricula scolastici sono già pieni di
contenuti, di materie e di materiali da elaborare; gli insegnanti sono già
superimpegnati con il programma di routine. Si tratta di un fenomeno che si
verifica in tutto il mondo: pertanto sarebbe irrealistico per chiunque - e a
maggior ragione per una organizzazioni internazionale come l'UNICEF - iniziare
richiedendo spazio per una nuova materia. L'Educazione allo Sviluppo deve quindi
essere integrata all'insegnamento tradizionale, tra le materie classiche come
geografia, storia, studi sociali, lingue, storia dell'arte, scienze, tecnologia.
I suoi concetti e il suo metodo possono essere usati quando si insegna qualcosa
che riguardi l'umanità - nel passato, nel presente, nel futuro - il vivere
insieme in comunità, cercando di sopravvivere e di svilupparsi, ponendosi in
relazione con il proprio ambiente. Sia detto per inciso, questa ampiezza
significa anche che l'Educazione allo Sviluppo non è confinata a un contesto
scolastico formale: gruppi giovanili, organizzazioni comunitarie e gruppi per
l'insegnamento agli adulti sono possibili scenari operativi.
Centrale per l'Educazione allo Sviluppo è l'idea che i cambiamenti, sia
locali che globali, devono venire dalla gente che lavora all'interno della
propria comunità. E' vitale che i giovani operino questa connessione tra azione
locale e cambiamento globale. Altrimenti, sopraffatti dall'enormità di alcuni
problemi contemporanei, essi potrebbero sentirsi completamente impotenti o
essere presi da sacro fuoco e fare ipotesi di intervento del tutto
irrealistiche.
E' del pari estremamente importante che il coinvolgimento dei giovani
nell'azione locale sia il risultato di un processo educativo e di una
comprensione maturata a livello personale e non di una manipolazione proveniente
dall'esperienza di altri, per quanto ben intenzionati.
E' chiaro, inoltre, che portare avanti progetti di Educazione allo Sviluppo
implica anche guidare i giovani alunni attraverso il labirinto dell'informazione
riguardo ai temi globali generali e trasformarli in un tipo di conoscenza che li
aiuterà a considerare il mondo come un insieme interconnesso, di cui le loro
comunità di appartenenza non sono che una parte, e all'interno delle quali essi
stessi possono giocare un ruolo attivo.
Ciò richiede l'uso di strategie di formazione e comunicazione in grado di
favorire il formarsi di questo tipo di esperienza conoscitiva: attività di
gruppo, simulazioni, giochi di ruolo, metodi per l'apprendimento interattivo,
tecniche non competitive basate sulla collaborazione, l'apprendimento tra pari,
ecc. Queste strategie hanno come obiettivo il coinvolgimento personale degli
alunni, aiutandoli a considerarsi parti attive nei processi di cambiamento e non
ricettori passivi di esso.
Questi metodi ed approcci non hanno bisogno di molti libri di testo e
materiali, ma necessitano di essere semplici e applicabili in tutto il mondo e
soprattutto di insegnanti dotati di creatività e immaginazione o di "facilitatori".
In questo senso, basilare per la promozione dell'Educazione allo Sviluppo è
una preparazione ad hoc degli insegnanti, dei facilitatori e dei leader
comunitari.
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