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Caritas Italiana - Fondazione E. Zancan
"Rapporto 2002 su esclusione sociale e diritti di cittadinanza"
a cura di Walter Nanni e Tiziano Vecchiato
Per un welfare universalistico e solidale
di Tiziano Vecchiato
Premessa
Il dibattito sui sistemi di welfare si concentra sui caratteri alternativi dei due modelli dominanti nelle scelte dei paesi occidentali. Sono caratteri che si basano sulla diversa valutazione che, culturalmente e politicamente viene data al principio di solidarietà e a quello di responsabilità personale. Chi fa prevalere il principio di solidarietà e a quello di responsabilità personale. Chi fa prevalere il principio di solidarietà e di condivisione di responsabilità, per promuovere il bene comune, ritiene che certi risultati possono essere conseguiti solo con un grande sforzo solidale, che veda cointeressati diversi centri di responsabilità: persone, famiglie, gruppi sociali, imprese, istituzioni.
Chi invece antepone il principio di responsabilità personale a quello solidaristico ritiene che l'individuo sia il principale responsabile del proprio destino, anche quando gli svantaggi e gli ostacoli sono pressoché insormontabili, anche quando è a tutti evidente che fare appello alla libera scelta personale equivale ad abbandonare al proprio destino molte persone e famiglie tagliate fuori dal paniere delle pari opportunità.
Nel primo caso la cultura solidaristica ha dato forma a sistemi di welfare di tipo universalistico cioè basati su tre principi:
a) le pari opportunità di accesso ai servizi sociali, sanitari, educativi;
b) l'eguaglianza di trattamento ad ogni persona tenendo conto della natura dei bisogni che essa rappresenta;
c) la condivisione del rischio finanziario, basato sulla solidarietà fiscale, dove pertanto il contributo individuale non è determinato, nel caso della salute, dal rischio di malattia ma dalla capacità contributiva individuale.
Nel secondo caso, liberista, le scelte vanno in direzione opposta e affidano alla persona il compito di scegliere il sistema di protezione individuale che ritiene più rispondente ai propri bisogni. E' quindi naturale che l'entità e la qualità della protezione dipenda dalla capacità di spesa della persona, con la conseguenza che i poveri e quanti hanno difficoltà di scegliere autonomamente il proprio bene finiranno per rimanere esclusi dalle risposte di cui avrebbero bisogno di diritto, soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà.
E' facilmente dimostrabile che questo secondo modello produce sacche di emarginazione e di esclusione social, come talora testimonia chi opera nei servizi alle persone, ad esempio, in strutture di lungoassistenza, dove più facilmente si concentra la sofferenza e la solitudine, e da cui è molto difficile uscire. Questo vale in particolar modo quando le persone non possono sperare di ottenere risposte a partire da un qualche diritto loro riconosciuto, ma soltanto facendo leva sui sentimenti di altruismo e di mettere in campo, magari per alleviare il disagio sociale di chi sta bene e, trovandosi in prossimità della sofferenza, non se ne dà ragione e cerca di evitarla con comportamenti pietosi.
Gli indicatori di spesa testimoniano che i sistemi a carattere solidaristico hanno un migliore rapporto costo-efficacia, proprio grazie alla più equa distribuzione delle risposte e agli investimenti in prevenzione che sono in grado di fare.
Al contrario i sistemi a carattere liberistico concentrano la loro efficacia su una fascia più ristretta di popolazione, quella in grado di disporre di buone coperture assicurative, con la conseguenza che le valutazioni fatte, anche in sede internazionale, evidenziano la sostanziale incapacità di questi sistemi di welfare di garantire risposte "sociali", cioè a più ampio spettro per i bisogni delle persone e delle famiglie.
Questo non toglie che spesso essi siano preferiti dalla maggioranza della popolazione, perché nei paesi più sviluppati è proprio la maggioranza che è in grado di finanziarsi un sistema di auto protezione, lasciando in ombra i bisogni e i diritti dei più deboli che, essendo minoritari, hanno una scarsa possibilità di far valere i propri diritti.
Chi sceglie il modello universalista fa leva sui valori di solidarietà e di condivisione, che sono profondamente radicati nella vita sociale della Chiesa, mentre chi predilige modelli liberisti spesso porta motivazioni che hanno radici nel libero arbitrio, nei valori della competizione, nei vantaggi della selezione naturale e nella convinzione che il proprio destino dipenda in buona misura dalle proprie scelte e dalla responsabilità.
In realtà sarebbe ingenuo sostenere che una attenuata responsabilità personale possa essere sostituita da una responsabilizzazione diffusa e solidaristica. I comportamenti opportunistici, sempre in agguato, favoriscono i rischi di assistenzialismo, più presenti nei sistemi universalistici. Ma è ugualmente miope sostenere prospettive basate sulla libera scelta delle persone, evitando di riconoscere che nei paesi in cui sono state attuate evidenziano molti punti di debolezza e di sostanziale iniquità.
Vanno quindi trovate soluzioni convincenti. La nostra Costituzione suggerisce una strategia, basata sull'incontro tra diritti e doveri sociali, che, riducendo le debolezze costitutive dell'individualismo, potenzia al massimo i valori aggiunti che una solidarietà responsabile può garantire a tutti, quindi ad ogni persona, anche quelle più fragili e più deboli.
L'attuale dibattito sulla globalizzazione evidenzia le radici sociali dei nostri destini, con toni spesso drammatici, proprio perché su scala planetaria sono più evidenti i rischi e i costi di uno sviluppo sociale interpretato dentro confini troppo angusti, sostanzialmente circoscritti nel recinto dell'utilità personale.
Nel caso dei sistemi universalistici la base di garanzia di un welfare solidale è il contratto sociale, che genera un incontro tra diritti e doveri. In questa logica la costituzione e le successive riforme sociali hanno cercato di passare dalle affermazioni di principio alle scelte per attuarle. Sono state scelte inerenti l'organizzazione delle responsabilità istituzionali e sociali, la gestione delle risorse, l'organizzazione delle risposte, in modo da rendere sostenibili ed efficaci, in senso solidale. Nel caso dei sistemi liberisti la base di riferimento è il contratto assicurativo che lega tra loro il finanziatore, gli erogatori e i gestori del finanziamento, all'interno di un mercato che "mercifica" i diritti fondamentali, cioè li rende esigibili ad alcuni e non a tutti. Nei sistemi universalisti e solidaristi non a caso si parla infatti di "diritti delle persone" mentre nei secondi le attenzioni principali sono rivolte ai "diritti dei consumatori".
Diritti di cittadinanza e riforma dei servizi sociali
ecc....
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