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COSA SIGNIFICA LA POVERTA' MISURARE LA POVERTA' L'ANDAMENTO DELLA POVERTA' NEL TEMPO OBIETTIVI PER IL XXI SECOLO

Capire la povertà

Fonte: http://www.worldbank.org

Che cosa significa povertà?

La povertà è fame. La povertà è vivere senza un tetto. La povertà è essere ammalati e non riuscire a farsi visitare da un medico. La povertà è non potere andare a scuola e non sapere leggere. La povertà è non avere un lavoro, è timore del futuro, è vivere giorno per giorno. La povertà è perdere un figlio per una malattia causata dall'inquinamento dell'acqua. La povertà è non avere potere e non essere rappresentati adeguatamente; la povertà è mancanza di libertà.

La povertà assume volti diversi, volti che cambiano nei luoghi e nel tempo, ed è stata descritta in molti modi (vedi la Letteratura della povertà, in inglese). La povertà è una situazione da cui la gente vuole evadere. La povertà, quindi, richiede azioni sia da parte dei poveri che dei benestanti, e richiede di cambiare il mondo per fare sì che molte più persone possano avere un buon livello di nutrizione, un alloggio adeguato, accesso all'educazione e alla salute, protezione dalla violenza, e voce in ciò che succede nella loro comunità.

Le dimensioni della povertà

Per capire come si può ridurre la povertà, per capire ciò che contribuisce o meno ad alleviarla e per capire come cambia nel tempo, bisogna definire, misurare, studiare ed anche vivere la povertà. Dato che la povertà ha tante dimensioni, deve essere osservata mediante una serie di indicatori; indicatori dei livelli di reddito e di consumo, indicatori sociali ed anche indicatori della vulnerabilità e del livello di accesso alla società e alla vita politica.

Fino ad ora la maggior parte degli studi è stata condotta utilizzando misure di povertà basate sui consumi o sui redditi.  Ma alcuni studi sono stati condotti anche su altre dimensioni della povertà; esempi sono il Rapporto sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite (UNDP) e il Rapporto sullo sviluppo mondiale 2000/01 (WDR) sui temi di povertà e sviluppo della Banca Mondiale.

 

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Misurare la povertà

Misurare la povertà a livello nazionale

Il metodo piú comune per misurare la povertà è quello che si basa sui livelli di reddito o di consumo: una persona viene considerata povera se i suoi livelli di reddito o di consumo sono inferiori ad un livello giudicato minimo per soddisfare le necessità di base ("basic needs"). Questo livello minimo viene di solito chiamato "linea della povertà". Siccome ció di cui si ha bisogno per soddisfare queste necessità di base varia a seconda dei tempi e dei luoghi, ogni paese utilizza linee della povertà adatte ai propri livelli di sviluppo e alle norme e ai valori della società.

L'informazione sui consumi e sui redditi viene raccolta con indagini campionarie, condotte più o meno frequentemente in gran parte dei paesi, durante le quali si pongono domande dettagliate sui consumi e sulle fonti di reddito delle famiglie. I metodi di raccolta dei dati attraverso indagini campionarie sono sempre più frequentemente integrati da metodi partecipativi, in base ai quali si chiede alle persone quali sono le loro necessità di base e che cosa significa povertà per loro. È interessante notare che nuove ricerche mostrano un alto livello di correlazione tra le linee della povertà basate su misure oggettive o soggettive delle necessità di base.

Misurare la povertà a livello globale

Quando si stima la povertà a livello mondiale bisogna utilizzare un'unica linea della povertà ed esprimerla in una unità di conto comune a tutti i paesi. La Banca mondiale pertanto utilizza linee della povertà di riferimento di uno e due dollari, in termini di parità di potere di acquisto del 1993 ("Purchasing Power Parity", PPP; le PPP misurano il potere d'acquisto relativo delle monete in diversi paesi).

La Banca mondiale ha stimato che nel 1998, a livello globale, 1,2 miliardi di persone avevano livelli di consumo inferiori a un dollaro (il 24% della popolazione dei paesi in via di sviluppo) e che 2,8 miliardi vivevano con meno di due dollari al giorno. Questi dati sono inferiori alle stime precedenti, e mostrano che vi è stata una certa diminuzione della povertà; ma la sofferenza nel mondo rimane altissima e si deve ancora fare molto.

I dati sulla povertà a livello globale della Banca mondiale non si riferiscono all'anno corrente a causa dei ritardi e delle difficoltà che si incontrano nel condurre le indagini campionarie e a causa della complessità delle stime stesse. Vogliamo inoltre ricordare che per l'analisi della povertà a livello nazionale la Banca mondiale utilizza sempre linee della povertà specifiche al paese in esame.

Nuove direzioni nella misurazione della povertà 

Nonostante i grandi miglioramenti nella misurazione e nell'analisi della povertà del reddito, più sforzi sono necessari per misurare e studiare più accuratamente le tante altre dimensioni della povertà. Il Rapporto sullo sviluppo mondiale 2000/01 (WDR) definisce indicatori, raccoglie dati e analizza tendenze non solo del reddito, ma anche delle tante altre dimensioni della povertà, come ad esempio l'educazione, la salute, l'accesso ai servizi e alle infrastrutture. Il WDR ha anche cercato di sviluppare nuovi indicatori per studiare fattori come il rischio, la vulnerabilità, l'esclusione sociale, l'accesso al capitale sociale, e di trovare metodi per paragonare le tante dimensioni della povertà senza necessariamente aggregarle in un unico indice.

Oltre ad espandere la gamma di indicatori della povertà, sarà necessario integrare meglio i dati prodotti dalle indagini campionarie con le informazioni ottenute attraverso le tecniche participative, che generalmente permettono una comprensione più approfondita dei motivi per cui certi programmi hanno successo ed altri no. Gli studi partecipativi mostrano la natura del rischio e della vulnerabilità, mostrano come fattori culturali ed etnici interagiscono ed influenzino la povertà, come l'esclusione sociale ponga limiti alla partecipazione dei cittadini allo sviluppo, e come si possano rimuovere le barriere alla partecipazione.

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L’andamento della povertà nel tempo

Il WDR ha cercato di integrare le analisi della povertà basate sulle indagini campionarie e sulle tecniche partecipative. Per saperne di più, visitate il sito del Rapporto sullo sviluppo mondiale 2000/01 (in inglese).

I tenori di vita sono migliorati…

Gli ultimi 30 anni hanno visto grandi miglioramenti dei tenori di vita nei paesi in via di sviluppo. I consumi pro-capite sono cresciuti in media dell'1,4% all'anno tra il 1980 e il 1990 e del 2,6% tra il 1990 e il 1998, e milioni di persone si sono liberate del giogo della povertà e della disperazione. La crescita demografica ha peró contribuito ad aumentare la popolazione dei paesi in via di sviluppo, da 2,9 miliardi nel 1970 a 5 miliardi nel 1998, e molti sono nati in condizioni di povertà.

La percentuale della popolazione dei paesi in via di sviluppo che vive in condizioni di estrema povertà economica, ovvero la percentuale di coloro che vivono con meno di un dollaro al giorno (in dollari del 1993, corretti per prendere in considerazione le differenze nel potere di acquisto dei diversi paesi) è diminuita dal 28% nel 1987 al 23% nel 1998 (vedi gli ultimi dati sulla povertà, in inglese).

La crescita dei consumi e dei redditi medi è stata accompagnata da miglioramenti sostanziali degli indicatori sociali: i tassi di mortalità infantile sono scesi da 107 per mille nati vivi nel 1970 a 59 per mille nel 1998, l'aspettativa di vita è cresciuta in media di quattro mesi all'anno dal 1970 (vedi l'andamento dell'aspettativa di vita, in inglese), la crescita della produzione alimentare è stata sostanzialmente più rapida della crescita della popolazione, e molti governi segnalano rapidi progressi nel numero di iscrizioni alle scuole elementari (vedi l'andamento dell'istruzione, in inglese). Anche l'alfabetizzazione degli adulti è aumentata, dal 53% nel 1970 al 74% nel 1998, e ci si sta muovendo verso la parità dei sessi: la differenza tra la percentuale di bambini e di bambine iscritte alla scuola primaria è scesa da 11 nel 1980 a 5 nel 1997. La popolazione del mondo in via di sviluppo è insomma oggi più sana, più ricca, meglio alimentata ed istruita rispetto a 30 anni fa.

…ma persistono grandi differenze regionali

Nonostante si siano fatti grandi passi verso la riduzione della povertà, il progresso non è stato uniforme e il quadro globale nasconde grandi differenze regionali.

La povertà sta aumentando rapidamente in Europa orientale e in Asia centrale, e continua ad aumentare in Africa sub-sahariana. In Asia, dove vive la maggior parte dei poveri del mondo, la percentuale della popolazione che vive in condizioni di povertà è diminuita moltissimo negli ultimi venti anni, ma la recente crisi ha rallentato questa tendenza (vedi la crisi sociale in Asia orientale, in inglese). In Asia meridionale, quattro famiglie su dieci (circa 500 milioni di persone) vivono in condizioni di povertà.

Vi sono notevoli differenze regionali anche per quanto riguarda gli indicatori sociali.

Tutte le regioni in via di sviluppo hanno visto netti miglioramenti nei tassi di mortalità infantile e dei bambini di età inferiore ai cinque anni. I tassi di mortalità infantile in Asia meridionale, però, sono oggi allo stesso livello dei tassi di mortalità in Asia orientale nei primi anni settanta; ciò riflette sia la lentezza dei miglioramenti delle condizioni di vita in Asia meridionale che condizioni sociali inizialmente più favorevoli in Asia orientale. In Africa sub-sahariana, i tassi di mortalità infantile sono invece oggi ben più alti dei tassi di mortalità in Asia orientale 30 anni fa: in media, 151 bambini su mille muoiono prima di compiere cinque anni, e 92 su mille prima di compiere un anno.

Nel 1998, nove paesi africani (Angola, Burkina Faso, Guinea Bissau, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Ruanda e Sierra Leone) avevano un tasso di mortalità dei bambini sotto i cinque anni al di sopra del 200 per mille. Vedi l'andamento della mortalità infantile, in inglese.

Anche i tassi lordi di iscrizione alle scuole elementari sono cresciuti in tutte le regioni negli ultimi trenta anni, ma in Africa sub-sahariana, dopo essere saliti dal 51% nel 1970 all'81% nel 1980, nel 1994 sono scesi al 78%. Le medie, poi, nascondono grandi disparità a livello nazionale: in Africa, almeno in quattro paesi (Burkina Faso, Etiopia, Mali e Nigeria) meno della metà dei bambini frequentano la scuola elementare. Vedi l'andamento dell'educazione, in inglese.

Esistono infine grandi differenze regionali a livello di parità dei sessi in campo educativo.  Le percentuali di bambine iscritte a scuola sono nettamente piú basse di quelle dei bambini in Africa occidentale e centrale, in Nord Africa e in Asia meridionale. In vari paesi latinoamericani, invece, a scuola ci sono piú bambine che bambini (vedi l'andamento dell'istruzione femminile, in inglese).

 

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Obiettivi per il XXI secolo

Gli obiettivi per lo sviluppo internazionale nel XXI secolo ("Strategy 21 goals")

L'andamento discontinuo del processo di sviluppo è preoccupante. Nonostante i flussi commerciali e di capitale che stanno integrando l'economia globale possano beneficiare milioni di persone, la povertà e la sofferenza nel mondo continuano. Ed in un mondo sempre più integrato anche le malattie, l'inquinamento, i conflitti civili e le attività criminali assumono un interesse di carattere globale.

Per rispondere alla povertà a livello globale, le agenzie internazionali di sviluppo hanno iniziato a riesaminare il modo in cui conducono le proprie attività: da un lato, stabilendo degli obiettivi, si tende a guardare di più ai risultati che agli inputs, e dall'altro, misurando il progresso verso questi obiettivi, si accrescono i livelli di responsabilità e di trasparenza.

Con la pubblicazione di "Shaping the 21st Century" nel maggio del 1996, il Comitato per l'assistenza allo sviluppo ("Development Assistance Committee", DAC) dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha proposto una nuova strategia di sviluppo a livello mondiale, concentrata su sei obiettivi chiave:

Per il benessere economico:

Per lo sviluppo sociale:

Per la rigenerazione e la sostenibilità dell'ambiente:

Questi obiettivi sono espressi in termini globali, ma sono di importante riferimento anche a livello nazionale. Per raggiungere gli obiettivi di sviluppo bisognerà aumentare le capacità dei governi e renderli più efficaci, democratici e responsabili, e aumentare la protezione dei diritti umani e il rispetto delle leggi. La Banca mondiale si occuperà del monitoraggio degli obiettivi nei paesi a cui fornisce assistenza. Vedi il sito OCSE per ulteriori informazioni sugli obiettivi per il XXI secolo.

Raggiungere gli obiettivi

L'obiettivo della riduzione della povertà prevede il dimezzamento della percentuale di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno entro il 2015. Se si riuscisse ad abbassare tale percentuale dal 30% al 15%, il numero di persone che vivono in condizioni di estrema povertà passerebbe da 1,3 miliardi a 900 milioni nel 2015. Ci si deve chiedere però se questo sia un obiettivo raggiungibile: siccome la povertà del reddito dipende dalla crescita economica (se i redditi di tutta la popolazione crescono al tasso di crescita dell'economia, allora ogni anno ci saranno meno persone con redditi al di sotto della linea della povertà) e dal grado in cui i redditi dei poveri crescono con la crescita dell'economia, la risposta dipende sia dalle prospettive di crescita economica che dalla distribuzione del reddito (Vedete: Prospettive per la riduzione della povertà, Due scenari per i prossimi dieci anni e Sono raggiungibili gli obiettivi di sviluppo internazionale per la riduzione della povertà?, in inglese).

Se i paesi in via di sviluppo continuassero a crescere come hanno fatto tra il 1990 e il 1995, e se tutta la popolazione beneficiasse ugualmente della crescita, allora gli obiettivi di riduzione della povertà verrebbero raggiunti. Le economie di alcuni paesi non sono cresciute abbastanza rapidamente, ma la crescita è stata sufficientemente rapida nei paesi con il maggior numero di poveri (Cina e India): se ciò dovesse continuare, gli obiettivi a livello globale sarebbero raggiunti.

Previsioni del gennaio 1998 indicavano che la maggior parte delle regioni in via di sviluppo potevano raggiungere l' obiettivo di dimezzare la povertà, con l'eccezione dell'Africa sub-sahariana, dove la crescita economica è stata troppo lenta. Ma i risultati del passato non forniscono necessariamente dei pronostici accurati per i futuri livelli di crescita, e l'economia mondiale ha subito dei rallentamenti a causa della crisi in Asia orientale.

Anche la distribuzione del reddito è molto importante: l'aumento della diseguaglianza riduce il numero di coloro che riescono a beneficiare dei tassi medi di crescita economica. E mentre la distribuzione del reddito tende a rimanere stabile nel tempo, sembra che la diseguaglianza fosse in aumento in Asia orientale già prima della crisi. La diseguaglianza del reddito rimane molto alta in America Latina e in Africa sub-sahariana (e specialmente in Sud Africa). Per saperne di più, vedete l'andamento della diseguaglianza, in inglese.

Raggiungere gli obiettivi per gli indicatori sociali non sarà facile. Se i tassi di mortalità infantile dovessero rimanere ai livelli del 1990, nel 2015 le morti di bambini al di sotto di un anno raggiungerebbero gli 8,8 milioni. Se invece i tassi di mortalità infantile venissero ridotti di due terzi rispetto al 1990, nel 2015 si eviterebbero circa 5 milioni di decessi (vedete le tendenze della mortalità infantile, in inglese). Analogamente, raggiungere l'obiettivo dell'istruzione elementare universale richiederebbe l'iscrizione di 200 milioni di bambini e un aumento del 41% rispetto ai livelli attuali (vedete l'andamento delle iscrizioni nelle scuole elementari, in inglese).

Raggiungere questi obiettivi non sarà facile. Ma una sufficiente volontà politica, miglioramenti dell'educazione femminile, programmi di salute e crescita economica a beneficio di tutti, potrebbero rendere possibile il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della mortalità infantile e di istruzione elementare universale. Altrimenti, i costi sarebbero enormi.

Fonte: www.worldbank.org

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