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IL COMUNICATO STAMPA

Riscriviamo il Futuro: le iniziative e le testimonianze

Save the Children ha lanciato oggi, 12 settembre 2006, "Riscriviamo il Futuro", per garantire il fondamentale diritto all’Istruzione ai bambini che vivono in terre martoriate dalla guerra. Obiettivo della campagna è assicurare educazione di qualità a 8 milioni di bambini nei paesi in conflitto entro il 2010.

Questo il traguardo a cui punta Save the Children. Un traguardo che vuole essere un monito per tutti i più importanti leader della terra che si erano solennemente impegnati nella Dichiarazione del Millennio del settembre del 2000 a far sì che tutti i bambini frequentassero la scuola entro il 2015, impegno che purtroppo non trova riscontro nei dati odierni.

Maurizia Iachino, Presidente di Save the Children Italia, commenta l’iniziativa: “Save the Children ha lanciato una vera e propria sfida globale, ambiziosa ma possibile nella misura in cui riceverà tutto il nostro supporto. Sfida da affrontare con la consapevolezza che i bambini di qualsiasi sesso o etnia, che vivono in situazioni di crisi, oltre agli aiuti sanitari e alimentari, hanno bisogno di normalità, di  crescere, di andare a scuola e così migliorare il proprio futuro”.

“Il dato di 43 milioni di bambini che vivono in paesi con situazioni di emergenza e vedono negato il loro fondamentale diritto ad un educazione adeguata, presentato nel rapporto internazionale che diffondiamo oggi, ci deve far riflettere e non può essere ignorato”, continua Maurizia Iachino. “E’ per noi un dovere morale intervenire perché l’educazione è l’unico strumento per affrancarli da una situazione di dolore e indigenza. E’ solo così che i bambini di oggi potranno parteciperanno al reale sviluppo del proprio paese, consentendogli di uscire dalla spirale di povertà e dipendenza dagli aiuti umanitari.”

"Riscriviamo il Futuro" è in assoluto la prima campagna globale che Save the Children promuove nei suoi 85 anni di storia: oggi il lancio è avvenuto in 40 Paesi, inclusa l’Italia, partendo dall’Australia, dove è stata presentata all’1 am  (ora italiana), per finire con Washington DC alle 15  (ora italiana).

12 Settembre 2006

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A causa delle guerre niente scuola per 43 milioni di bambini: un’emergenza umanitaria globale

L’Obiettivo del Millennio dell’educazione per tutti i bambini rischia di non essere raggiunto. Nel Rapporto Internazionale “Educazione per i bambini in paesi in conflitto” Save the Children documenta le drammatiche conseguenze del mancato accesso all’istruzione per i minori in paesi in guerra.

La promessa dei leader del mondo di garantire l’accesso all’ educazione a tutti i bambini che ancora non la ricevono, entro il 2015, rischia di non essere mantenuta: 43 milioni di minori che vivono in paesi in guerra o reduci da conflitti oggi non hanno la possibilità di andare a scuola. Rispetto ai fondi attualmente erogati dalla comunità internazionale, c’è bisogno di 5, 8 miliardi di dollari in più all’anno per assicurare a questi bambini scuola e istruzione. Se così non sarà, per la gran parte di loro, si prospetta un futuro di sfruttamento,  povertà,  violenza.

E’ quanto emerge dal Rapporto Internazionale “Educazione per i bambini in paesi in conflitto”, realizzato da Save the Children, la più grande organizzazione internazionale indipendente per la difesa e promozione dei diritti dell’infanzia, e diffuso in occasione del lancio della campagna “Riscriviamo il Futuro”.

“Abbiamo di fronte una vera e propria emergenza umanitaria che il mondo ha deciso di ignorare”, commenta Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “Oggi per 43 milioni di bambini e bambine che vivono in paesi in conflitto o di post-conflitto la prospettiva è di essere reclutati come soldati, di venire sfruttati in lavori sottopagati, di poter cadere vittime del traffico di esseri umani. Se questi bambini andassero a scuola non correrebbero tanti rischi e la loro vita sarebbe molto diversa e ricca di opportunità”.

La ricerca di Save the Children prende in esame il diritto all’educazione per i bambini in 30 paesi in conflitto  mettendo in luce le devastanti conseguenze del mancato diritto all’istruzione.

Sono 115 milioni i bambini, nel mondo, che non vanno a scuola. Di essi 43 milioni, quasi 1 su 3,  vive in paesi in guerra o reduci da guerre. In termini assoluti, dei 30 paesi in conflitto, quelli con il più elevato numero di bambini esclusi dall’istruzione sono: il Pakistan, con oltre 7.800.000 minori che non vanno a scuola, la Nigeria con 7.662.000, l’Etiopia con 5.994.000, la Repubblica Democratica del Congo con quasi 5.300.000, il Sudan con 2.405.000.

Quando scoppia una guerra, il sistema scolastico è il primo a subirne le conseguenze: le scuole vengono distrutte o usate come quartier generale delle milizie o per accogliere la popolazione sfollata. In Libano si stima che il conflitto abbia causato la distruzione di oltre 50 scuole mentre nel sud del paese sono circa 300 quelle inagibili. In Liberia, durante la guerra civile del 1989-1997, l’80% delle scuole furono distrutte.
Con la chiusura o distruzione delle scuole i bambini si trovano esposti a tutte le violenze e i rischi di una guerra, compreso quello di essere assoldati: nel 2003, in più della metà dei conflitti armati, si è fatto riscorso a soldati al di sotto dei 15 anni; in Nepal, fra gennaio e agosto del 2005, più di 11.800 studenti sono stati rapiti dalle scuole rurali per essere indottrinati o reclutati a forza nell’esercito miliziano.
A seguito di un conflitto muoiono anche molti insegnanti. Così, a guerra finita, il sistema scolastico può fare affidamento su pochi docenti, spesso non qualificati: attualmente in Afghanistan, meno del 15% degli insegnanti ha i giusti requisiti professionali. In Uganda, fino al 46% dei maestri ha bisogno di ulteriore formazione, pur dovendo gestire classi fino a 200 allievi.

“L’impatto di una guerra sui bambini e sul sistema scolastico è devastante”, spiega Carlotta Sami, Direttore dei Programmi di Save the Children Italia. “Questi bambini e le comunità in cui vivono dovrebbero ricevere il massimo degli aiuti da parte dei donatori internazionali. Invece succede il contrario perché i paesi in conflitto sono considerati non sufficientemente affidabili e in grado di gestire i flussi degli aiuti”.

Secondo il Rapporto di Save the Children, ai bambini in paesi in conflitto va la quota minore di aiuti internazionali per l’educazione: nel 2004, i 30 stati CAFS hanno ricevuto meno di un terzo degli 8.5 miliardi di dollari destinati agli aiuti per l’istruzione nei paesi a basso reddito.
“Se si continua di questo passo”, prosegue Carlotta Sami, “l’obiettivo del Millennio di assicurare educazione primaria a tutti i bambini entro il 2015 non sarà raggiunto. E questo è inaccettabile, perché significa ipotecare il futuro di milioni di bambini”.

L’educazione, sottolinea il Rapporto di Save the Children, ha infatti un ruolo cruciale per la sicurezza e lo sviluppo di un bambino, tanto più se vive in un paese in guerra.

“L’educazione garantisce protezione e dà speranza”, spiega ancora Valerio Neri, Direttore di Save the Children Italia. “ Permette al bambino di riacquistare un senso di normalità. Lo aiuta ad elaborare il trauma subito attraverso attività sociali e creative in uno spazio protetto. L’istruzione permette di salvare giovani vite consentendo di acquisire delle informazioni importanti per la salute. Insomma, è il migliore investimento per il benessere presente e futuro del bambino e a lungo termine, può essere il volano per lo sviluppo e la crescita dell’intero paese”.

E’ dimostrato, per esempio, che ogni anno in più di scuola aumenta i salari individuali di uomini e donne, secondo una media mondiale, di circa il 10%; che ad una crescita dell'1% del tasso di alfabetizzazione, corrisponde un aumento del 2% della speranza di vita; che l’iscrizione alla scuola primaria delle bambine può produrre una riduzione della mortalità infantile del 4, 1 per mille.

Save the Children è determinata a creare la più vasta mobilitazione possibile perché sia garantito il diritto all’istruzione ai bambini in paesi in guerra, contribuendo così a riscrivere il loro futuro. 

L’organizzazione chiede che:
- la comunità internazionale copra il gap di finanziamenti in favore dell’educazione, fornendo e assicurando 5.8 miliardi di dollari in più all’anno per sostenere economicamente l’istruzione nei paesi colpiti dai conflitti; 
- la comunità internazionale si assicuri che gli aiuti erogati siano effettivamente impiegati dai paesi in conflitto per l’educazione dei minori;
- tutti i governi nazionali facciano sì che gli eserciti governativi o le milizie armate che commettono violenze nei confronti di insegnanti e studenti siano processati.

Inoltre Save the Children si appella al Governo italiano chiedendo che:
- sia data massima priorità e fondi adeguati all’istruzione negli interventi in situazioni di conflitto e comunque di emergenza;
- promuova nelle sedi internazionali l’accesso all’istruzione come una priorità nell’ambito degli interventi umanitari;
- riconosca e promuova l’istruzione come un elemento che favorisce la sicurezza dei bambini durante i conflitti armati.

Save the Children “sul campo” per riscrivere il futuro di 8 milioni di bambini
Oltre all’intensa attività di sensibilizzazione e pressione su governi e opinioni pubbliche, Save the Children si sta impegnando come non mai nei suoi 85 anni di storia per fornire educazione di qualità a 8 milioni di bambini in paesi in conflitto o post conflitto. In particolare, attraverso progetti in 20 paesi in guerra o in post-conflitto, sta lavorando per garantire il diritto all’istruzione primaria a 3 milioni di bambini finora esclusi dalla scuola e a dare un’istruzione di maggior livello ad altri 5 milioni di bambini che già vanno a scuola. In Nepal, per esempio,  entro il 2010, saranno 1.600.000 i minori che entreranno per la prima volta a scuola o a cui verrà assicurata un’istruzione di qualità; 585.000 in Costa d’Avorio, 366.000 in Uganda, 263.000 nella Repubblica Democratica del Congo, 250.000 in Sud Sudan, 144.000 in Afghanistan.

Tra le principali attività che Save the Children sta portando avanti, come documentato nel briefing “Programmi di Educazione in contesti di emergenza: l’esperienza di Save the Children”:
- formazione di insegnanti
- reclutamento di nuovi docenti, soprattutto maestre: incentivare l’ingresso di personale docente femminile è importante per limitare la discriminazione nell’accesso a scuola delle bambine e per rassicurare i genitori, che temono violenze e molestie sessuali sulle bambine da parte di insegnanti maschi
- aiuto alla riorganizzazione dei sistemi scolastici locali
- ridefinizione dei curricula scolastici, prevedendo anche programmi scolastici informali e accelerati, rispetto alla normale durata (8 anni), per consentire a quei bambini che hanno perso la scuola, di recuperare il tempo perduto.
- promozione di “scuole comunitarie”, strutture informali gestite in collaborazione con le comunità locali.

Save the Children Italia sarà impegnata a sostenere finanziariamente ed operativamente 3 progetti per garantire un’educazione di qualità a migliaia di bambini in Afghanistan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo (si veda “Programmi di Educazione in contesti di emergenza: l’esperienza di Save the Children”).

La versione integrale del Rapporto Internazionale “Educazione per i bambini in paesi in conflitto” e del Briefing “Programmi di Educazione in contesti di emergenza: l’esperienza di Save the Children”, è scaricabile qui.

Per ulteriori informazioni, immagini, foto, case-study di bambini in paesi in guerra:
Ufficio Stampa – Save the Children Italia                                    
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fonte: www.savethechildren.it