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News
del Centro Ghélawé (Burkina Faso)
fonte: www.cacaonline.it - Il
sito del Centro Ghélawé
IL PROGETTO consiste nella costruzione e avviamento di un Centro di formazione e sviluppo dell'agricoltura e dell'allevamento, una scuola dove poter trasmettere ai giovani burkinabe le nostre conoscenze sull'agricoltura biologica, sulla gestione del bestiame e delle risorse idriche.
Per coloro che si sono messi all'ascolto di Cacao da poco tempo faccio un breve aggiornamento. Da maggio 2005, dopo un avventuroso e indimenticabile viaggio in jeep nell'Africa sud occidentale, la Redazione di Cacao collabora con il Centro Ghélawé (www.centroghelawe.org), un progetto agricolo in Burkina Faso.
Consiste
nella costruzione e avviamento di un Centro di formazione e sviluppo
dell'agricoltura e dell'allevamento, una scuola dove poter trasmettere ai
giovani burkinabe le nostre conoscenze sull'agricoltura biologica, sulla
gestione del bestiame e delle risorse idriche.
Senza stravolgere quelli che sono gli usi e le tradizioni
locali, tenteremo di migliorare le tecniche e gli strumenti di lavoro.
Qualche giorno fa, durante una riunione tecnica del Centro,
il nostro agronomo ha detto una frase emblematica dell'intero progetto: possiamo
farli arrivare a tre raccolti l'anno, contro un solo raccolto che viene fatto
oggi.
Ecco il nostro obiettivo. Quando i contadini del villaggio di
Dolo' saranno arrivati a fare tre raccolti l'anno vorra' dire che ce l'abbiamo
fatta e la rivoluzione agricola, forse cosi' come l'avrebbe voluta Thomas
Sankara, sara' partita.
E inizieremo a costruire un altro Centro da un'altra parte...
Ora il Progetto e' giunto a una prima
fase di svolta: a ottobre abbiamo tirato le somme della prima campagna di
raccolta fondi (le magliette di Stefano Benni e Jacopo Fo) che ha dato ottimi
risultati. Grazie a una seconda raccolta che stiamo organizzando per Natale
potremo iniziare a impastare argilla, sabbia e acqua per il Centro Ghélawé a
partire da aprile 2006 (per il tetto ci vorra' anche il letame).
Entro quella data dovremo aver costruito un pozzo per l'acqua
e ripulito il terreno dove sorgeranno le prime cellule edilizie del Centro, le
coltivazioni e i ricoveri per gli animali.
Nel viaggio in Burkina Faso di agosto Paolo, l'agronomo, ha
potuto preparare il piano colturale, che in pratica si dividera' in due grandi
settori: semina di piante autoctone (cioe' che vengono gia' coltivate e
utilizzate in Burkina, mais, miglio) e semina di piante sperimentali (vite,
mele, pesche, nespole).
L'inserimento di queste nuove specie ci permettera' di
introdurre nell'alimentazione locale vitamine, zuccheri, antiossidanti e
sostanze nutritive che mancano. Un passaggio fondamentale del nostro progetto:
migliorare e completare l'apporto nutritivo della cucina burkinabe'.
Dopo la semina non restera' altro da fare che sedersi,
accettare di buon grado una calebasse di chapalo' e aspettare, come si aspetta
in Africa.
In questi mesi abbiamo anche lavorato
molto per far conoscere il progetto e devo ringraziare delle segnalazioni e
l'aiuto Lifegate Radio, Fonopoli.it, gli amici dell'Ammazzacaffe', Gaspare
D'Angelo (questo burlone ha devoluto i proventi del suo libretto di poesie),
Mario Pirovano e ovviamente Stefano Benni e Jacopo.
Stiamo completando la scalata burocratica per poter importare
dal Burkina Faso e vendere in Italia, attraverso i canali equo e solidali di
Commercio Alternativo di Ferrara, il burro di karite' e l'artigianato.
Piu' avanti avremo anche la possibilita' di offrire pacchetti
Vacanze Responsabili in Africa, il cosiddetto "turismo sostenibile".
Una parte dei ricavi di tutte queste attivita' commerciali
etiche andranno a finanziare i lavori del Centro Ghélawé ma soprattutto, come
speriamo, avranno un impatto positivo sulla popolazione del villaggio di Dolo'.
La nostra e' una grande sfida, come lo era il microcredito di
Mohamad Yunus quando nacque. Oggi ha tolto dalla morsa della miseria assoluta
piu' di 80 milioni di persone nel mondo.
Avete idea di quanto costa fare un pozzo in Africa?
Come detto per l'inizio lavori di aprile dobbiamo costruire
il pozzo e installare una pompa. Li' utilizzano pompe a mano ma ne stiamo
cercando anche una a pannelli solari fotovoltaici, in grado cioe' di lavorare da
sola autoalimentandosi.
La necessita' di acquistare una pompa "automatica"
sta nel fatto che l'impianto di irrigazione dei campi e degli orti utilizzera'
parecchia acqua e la pompa a mano costringerebbe a molto lavoro.
Con la tecnica geofisica della resistività del terreno
abbiamo trovato l'acqua in due punti, a 30-50 metri di profondita'.
Stiamo vagliando diversi preventivi (di imprese burkinabe) e
stiamo telefonando in giro per cercare altre offerte, ma sembra che il lavoro
non costera' meno di 6-7mila euro, a cui vanno aggiunti i costi per la pulizia
del terreno e l'acquisto delle piante sperimentali.
Entro pochi giorni, grazie alla collaborazione con
Commercio Alternativo e Commercioetico.it. vi proporemo nuovi prodotti il cui
ricavato sara' destinato al Centro. Fateci un pensierino per i vostri regali di
Natale.
Per contribuire si puo' anche fare una donazione a Banca
Popolare Etica c/c 114044 CIN:J ABI:05018 CAB:12100
Finora ho elencato soprattutto aspetti tecnici del progetto,
ma la cosa forse piu' bella di tutta questa esperienza e' il fattore umano.
Ognuno dei membri dell'Associazione sta mettendo in gioco se stesso e le proprie
capacita' per far diventare realta' il sogno di Sami Palm Gue'lawe', che era il
sogno di Sankara e di altri 2 miliardi di persone nel mondo: tre pasti al
giorno, un lavoro e la possibilita' di una vita dignitosa. Si innescherebbe
cosi' un meccanismo a cascata che porterebbe benessere, rispetto per le donne,
accesso all'acqua potabile, a una scuola, a una farmacia o a un ospedale.
Ci vorra' tempo, una cosa che in Africa non manca.
(Simone Canova)
Link di approfondimento: